martedì 29 gennaio 2013

Genitori di tossicodipendenti: Come realizzare un incontro dialogico?


Per i giovani che cadono nel terribile baratro della droga, e nella terribile aspirale della tossicodipendenza, aumentano le difficoltà nella propria esistenza, e il tutto si ripercuote sugli equilibri familiari, che sentono la pressione aumentare sulle figure dei genitori, che soffrono per il disagio del figlio, perché si sentono impotenti, perché la situazione si fa sempre più pesante tanto da sentirsi come di venire “schiacciati” da un disagio sempre maggiore e, di conseguenza, aumenta il senso di vergogna.
Detto ciò ci chiediamo come il dialogo può spezzare l’isolamento che i genitori vivono?
Per rispondere a questa domanda bisogna partire dal concetto che il  malessere che nasce tra i genitori del giovane tossicodipendente, è  spesso derivato da un profondo senso di colpa e di vergogna che crea l’isolamento della famiglia stessa, la quale non osa chiedere aiuto, tentando sempre più di mimetizzare il problema anziché dichiararlo.


Queste dinamiche di isolamento progressivo,  possono essere la causa di una progressiva rottura nel dialogo tra genitori e figli, o può esserne una conseguenza. In entrambe i casi la tossicodipendenza del giovane, come campanello d’allarme del suo disagio sociale, finisce per impedire una corretta comunicazione nella famiglia ed ostacola la capacità di farsi carico di un percorso di reale autonomia del giovane.
La dipendenza è, spesso, proprio il segno evidente dell’incapacità dei giovani a prendersi le proprie responsabilità. I figli spesso, oggi, sono superprotetti dai propri genitori, quando prendono le multe ma sono i genitori a pagarle, un figlio va male a scuola e subito si da la colpa all’insegnante “incapace”, oppure quando in un modo o nell’altro si tende a giustificare tutti i capricci di figli ormai grandi, o si giustificano i loro insuccessi minimizzandoli e deresponsabilizzando così il giovane.
In questo modo i genitori dimostrano che loro hanno un disagio. Essi hanno bisogno di capire quando “lasciare andare” i propri figli, lasciare che questi facciano i loro errori e si prendano la colpa se necessario.
In questa prospettiva ci si potrebbe intervenire capendo che attraverso la patologia è possibile realizzare esperienze di sostegno e confronto; pensando a quanti sono i momenti critici nel normale rapporto genitori/figli (la scuola, l’adolescenza, ecc.), ma anche che si dia il giusto risalto al bisogno per i giovani di momenti di confronto fra pari.

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