venerdì 23 novembre 2012

Litigare con i figli può essere d’aiuto per il loro futuro?


Secondo gli studi fatti da un team di ricercatori dell’università della Virginia, è risultato che i ragazzi che bisticciano abitualmente con i propri genitori siano in grado di affrontare meglio le difficoltà quotidiane e di non abusare di droghe o alcol. Allo stesso tempo, mostrano un’elevata capacità di negoziare e risultano essere degli interlocutori più credibili rispetto ai loro coetanei più “calmi”. Tutto giusto, ma è pur sempre una notizia da prendere con le molle. Spetta sempre ai genitori attenuare i toni, presentando in modo pacato le proprie ragioni. Devono dare il buon esempio e non incentivare gli eccessi emotivi dei figli all’interno di un conflitto dialogico.


Nei momenti di conflitto intergenerazionale tra genitori e figli una qualità importantissima degli adulti è quella di ascoltare, e credere a ciò il figlio sta comunicando, dare attenzione senza interrompe o criticare continuamente. In questo modo i giovani saranno aiutati ad auto stimare se stessi e aumenteranno la propria autostima. Per fare ciò si richiede tanta pazienza ad un genitore, che nel momento di discussione con il proprio figlio, o figlia, non deve mai stancarsi di ascoltarlo (ascoltarla), in modo da far si che il giovane si senta compreso dai suoi genitori, anche se le opinioni che si hanno su di un determinato argomento sono contrarie. Bisogna fare in modo che i giovani vivano il confronto con un adulto in maniera fiduciosa, sapendo che i genitori rispettano le sue idee anche se non le condividono, ma hanno comunque un amore incondizionato per i propri figli, sempre.
Uno dei periodi più difficili per il rapporto “Genitori-figli” è il periodo dell’adolescenza; quando si iniziano a notare nei figli cambiamenti fisici e comportamentali, tali da non renderli più bambini, ma non ancora adulti. In questo periodo si nota come i giovani cominciano ad avere un brutto rapporto con il cibo, su come studiare, e altro ancora. Ci sono contraddizioni continue con tutto ciò che i genitori dicono loro o gli suggeriscano semplicemente. Generalmente iniziano ad isolarsi e a non comunicare, a non incontrarsi più con gli amici di sempre, e iniziano richieste di mezzi che permettano loro maggiore autonomia, quali il motorino, per esempio.
Prendendo ad esame alcune domande poste a giovani e adolescenti in merito al proprio rapporto con i genitori, e cosa ne pensino del conflitto tra genitori e figli come qualcosa di utile per la loro crescita secondo la propria esperienza di vita, abbiamo ottenuto risposte come:

   1. "Secondo me dipende... ho discusso spesso con i miei e avvolte anche in modo molto pesante, ma crescendo ho capito che poi non avevano tutti torti, loro cercavano solo di farmi capire cosa era giusto e cosa non lo era, allora quando avevo 14, 15 anni mi sembrava tutto una gran seccatura, ma oggi ripensando a tante di quelle discussioni devo ammettere che alla fine... non avevano sempre torto."

La prima risposta significativa è stata data con la naturalezza di una persona che ha da poco superato il difficile periodo dell'adolescenza, e che ricorda in maniera limpida quei naturali conflitti così "seccanti" con i suoi genitori, ma che le hanno donato una consapevolezza che oggi  meglio comprende e apprezza.

  2. "Si litiga quando le persone hanno un minimo di personalità e non sono succubi o zerbini. I genitori nella gran parte dei casi agiscono per il bene dei figli. Il figlio deve avere una propria personalità, ma quante volte i genitori, che hanno più esperienza di te, ti salvano da situazioni difficili? A volte litigare è necessario quando si vogliono dare consigli importanti a qualcuno che non li vuole accettare, per cui non sempre il litigio è negativo. Nella gran parte quando un genitore ti sta dando un consiglio è perché ti vuole aiutare o evitarti situazioni difficili".

La seconda è invece una risposta che indica un mancato sentimento d'amore. Il giovane, in questo caso, ripensando ai conflitti avuti con i propri genitori, riconosce la bontà dell'intervento educativo, ma conserva una parte in cui desidera dire ai suoi quanto avrebbe desiderato magari essere ascoltato un pò di più, o essere visto come una persona comunque responsabile, anche se in quel momento aveva commesso un errore. Avvolte è sufficiente ammettere che anche una persona adulta (come un genitore) può sbagliare e magari ad aver ragione è proprio il figlio, che è una persona più giovane e meno esperta della vita.

Spero di aiutarvi nella riflessione, come genitori e come figli, per capire che il conflitto non deve essere un meccanismo di rottura del rapporto genitori-figli, ma anzi un motivo di confronto per crescere insieme, perché nella vita non si finisce mai di imparare e, intellettivamente, non si smette mai di crescere.


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